Vero o Falso?

sabato, maggio 12th, 2012

Batak  di Palawan  hanno due comandamenti . Primo, non lavorare; secondo, far lavorare gli altri. Questa la loro unica fede e sono sempre stati pronti a tutto, per difenderla.

La loro odissea è iniziata secoli fa, quando abbandonarono la pacifica isola indonesiana  di Sumatra per non dover sottostare  alle regole imposte dagli invasori  musulmani  e induisti. Erano sempre stati nomadi raccoglitori  e tali volevano restare: senza dio, senza casa, senza lavoro, senza leggi.

Non tutti  ebbero però il coraggio  di opporsi alla vita sedentaria  e soltanto un piccolo gruppo  decise di prendere la via  del mare su minuscole imbarcazioni e di puntare a est. Gli altri, i sedentarizzati , si accontentarono  di costruire le abitazioni  a forma di barca.

La flottiglia dei  ribelli  non ebbe vita facile e, dati gli innumerevoli  rifiuti di accoglienza  da parte delle popolazioni  locali, percorse  migliaia di chilometri  lungo le coste del Sudest asiatico prima di approdare  nell’isola  filippina di Palawan. Lì trovò  un ambiente naturale  favorevole al dolce  far nulla : rari abitati costieri, una fitta giungla ricca di frutta  e piante commestibili, numerosi corsi d’acqua. Bastava  praticamente il kaingin ( il disboscamento di una ristretta zona  pianeggiante e il riutilizzo dei rami tagliati  per la  costruzione di capanne provvisorie) e al resto pensava Madre Natura. Quando scarseggiava il cibo da raccogliere, il gruppo mollava  tutto lì e si spostava in una zona più ricca.

A nulla valsero i tentativi di inglobamento culturale effettuati dai  commercianti arabo-musulmani, dalle forze coloniali spagnole  e dalle spedizioni missionarie dei gesuiti. Neppure la presenza dei giapponesi durante  la Seconda  guerra  mondiale e, fino a poco tempo fa, quella degli americani  nelle basi  navali, ha intaccato la pigra cocciutaggine dei Batak.

Una passione per l’ozio  che ha avuto ragione anche della politica  repressiva del regime di Marcos. Il dittatore filippino, infatti, aveva ordinato che i Batak  venissero rinchiusi  in una riserva ed educati al lavoro produttivo.   Per dare maggiori possibilità  di riuscita al progetto di ” reinserimento sociale ” Marcos  tagliò ogni contatto  tra i nomadi e il mondo degli studiosi, subordinando eventuali indagini di carattere antropologico  all’insuperabile vaglio  dell’apposito ufficio  governativo chiamato Panamin.  Il risultato fu che i Batak evasero dalla riserva e tornarono liberi nella giungla. E ancora oggi  non demordono, nonostante l’antipatia che ispirano.                                          

CON LA BIBBIA ACCENDONO IL FUOCO .

Pastor Robin, un giovane prete di Port Barton nato in zona batak, dice che il popolo dei pigri (è così che vengono definiti) non ha rinunciato alle sue usanze. ” Ormai ho perso ogni speranza. Ho portato loro alcune copie della Bibbia, ma le hanno  utilizzate  per accendere il fuoco. Allora ho tentato di farmeli amici regalando delle compresse di chinino, visto che qui il tasso malarico è tra i più alti del mondo  e che i bambini  muoiono  come mosche, ma le hanno buttate via ” . (paradossalmente è lui a essersi beccato la malaria cronica ).

Infatti le coppie batak  preferiscono fare un figlio l’anno  e tenersi  quelli che sopravvivono: pochi, come vuole Madre Natura.

Dopo la deforestazione selvaggia  che ha messo in pericolo  la loro sopravvivenza, i Batak  hanno dovuto  elaborare uno stratagemma  per poter continuare a raccogliere senza lavorare. Da qualche tempo “affittano”  i terreni ripuliti con il kaingin ai Palawanos, che non posseggono  terra fertile  per la coltivazione del riso e non hanno dimestichezza  con la giungla.  In cambio, ricevono una parte del raccolto.

Il giornale locale  teme che anche i Batak  vengano colpiti  dalla  “sindrome del messia” come altre tribù ovvero che si lascino incantare  dal nuovo “certificato di proprietà terriera ancestrale”. Io, speriamo che se la cavano…

ps – continuando a spulciare qua e là incuriosita da questo articolo, mi sono resa conto che forse è solo l’ennesima bufala. addirittura in questo link si parla di cannibalismo. ennesimo spunto di riflessione(“nulla è come appare”)

 

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