Straccetto e il Regno della Lavanda

domenica, luglio 29th, 2012

La prima volta che ho visto Straccetto aveva tra le mani del tulle. Lo usava per confezionare sacchettini di lavanda, con destrezza e abilità : un pugno di semi,chiuso a saccoccia, un giro con filo da cucito intorno, il colpo secco della mano a spezzare il filo che, senza nodi avrebbe resistito al tempo. Ne ho ancora uno di quei sacchettini , conservato nel la mia scatola dei ricordi .

Non è uno dei suoi, no, l’ho fatto io : fa parte del mio periodo di lavannara, periodo molto breve peraltro, ma ricco di ricordi, soprattutto per il viaggio fatto insieme a lui, nel Regno della Lavanda.

La seconda volta che ho visto Straccetto, aveva tra le mani del tulle, ma non aveva più lavanda : doveva procurarsene dell’altra, ma la fine di una storia d’amore lo aveva depresso e non se la sentiva di partire.

Restava lì, in questo castello /ostello di Lerici , normalmente abitato da gente più disparata – zingari felici nel Golfo dei Poeti – e ora che si era a fine stagione, desolato, cupo.

Lui era lì, anche se il tempo non era più clemente, anche se non aveva più merce per il mercato, era lì ,in attesa di non si sa cosa …una roba tipo deserto dei tartari.

Da parte mia, che in quegli anni mi affidavo spesso a improvvise variAzioni sul tema, fu immediata la proposta : “andiamoci insieme, ho bisogno di pagare le tasse al’Università e non ho una lira”.

Il giorno dopo eravamo sulla sua Bianchina, modello 1959 ( già vintage), diretti verso Imperia, il Regno della Lavanda .

Sei ore per fare poco più di 200 km, ma lo spettacolo che si presentò davanti ai miei occhi non lo dimenticherò mai.

Il mare alle spalle, penetrammo nell’entroterra e l’atmosfera sembrava quella delle Alpi .

L’Alta Valle Argentina e il monte Saccarello , conservavano intatte le caratteristiche di un tempo e tutt’intorno, boschi, mulini, fiumi, colline, fiumi di lavanda…no,quella manca.

“com’è che non si vede la lavanda Stracce’?”

“se vede che l’hanno già raccolta!”

Infatti era così …solo che il raccolto, ottimo e abbondante, era già diventato olio essenziale.

Straccetto vide la delusione sulla mia faccia

“nun te preoccupà! Questi me li puoi dà?Aggratis naturalmente!” – disse al proprietario della Premiata Ditta Lavanda & Co che annuì senza problemi – “Po’ comprano 5 litri de olio essenziale….e famo li sacchetti coi semi sfruttati, bagnati co”st’olio…er costo più o meno è lo stesso e noi nun ce rimettiamo”

“ma…non è mica la stessa cosa! E se ci scoprono?”

“ma che vuoi scoprì? L’olio è più prezioso, costa de più, vale de più,soprattutto dura de più. Un sacchetto de lavanna fatto così, è bono de durà 30 anni!”

“se lo dici tu…”

Concludemmo la trattativa e riprendemmo la via del ritorno; altre sei ore di viaggio e poi ognuno per la sua strada.

“mi raccomando Straccè, non ti deprimere “

“ma che stai a di’…er core si spezza ma li cocci so’ li miei , ce metto poco a riattaccarli”

A Bologna terminai tutta la mia lavanda a “l’oil essential” in brevissimo tempo.

Mi sentivo un po’ come il pifferaio magico : la gente arrivava in massa, seguendo la scia del profumo che emanava il mio banchetto alla Montagnola.

Il cartello “Lavander Oil : 3 sacchetti 1000 lire” faceva il resto.

Non stavo dietro alle ordinazioni, nonostante mi muovessi ormai, con destrezza e abilità : tulle, un pugno di semi,chiuso a saccoccia, un giro con filo da cucito intorno, il colpo secco della mano a spezzare il filo che, senza nodi avrebbe resistito al tempo.

Nel giro di una settimana avevo finito le scorte e raggranellato la somma necessaria per pagare tasse universitarie, affitto e anche qualche sfizio.

Quell’olio era proprio una forza della natura : son passati 32 anni e persino il sacchetto chiuso nella mia scatola dei ricordi conserva ancora una traccia di profumo di lavanda (“è bono de durà 30 anni!”).

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La terza volta che ho visto Straccetto aveva sottobraccio un rotolo di tela…ma questa è un’altra storia .

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