Ciò che non è Stato

giovedì, agosto 2nd, 2012

Del 2 agosto a Bologna ho già scritto in occasione del  terremoto.

Mi ha coinvolto in maniera molto personale, senza conseguenze .

Così come senza conseguenze fu anche il terremoto del novembre ’80  a Napoli.

Roba da accendere un cero alla madonna. Ma siccome non sono credente tutti gli anni in qualche modo cerco di non dimenticare ciò che avrebbe potuto essere e  ciò che non è Stato.

L’anno scorso ad esempio ero qui a leggere, per non dimenticare, alcuni brani del  romanzo ‘Strage” di Loriano Macchiavelli.

quest’anno, per non dimenticare,sono stata a Finale Emilia e  a Cavezzo e di questo devo ringraziare  due creAttivi culturali conosciuti per caso. Abbiamo portato libri e arte (grazie  Deco Rabiscando) e quindi se arte deve essere che arte sia .

Poesia detta da una bambina, la vittima piu’ picola della strage della stazione di Bologna

di Nicola Muschitiello

Sapevo poco del mondo

e non lo rimpiango.

Prima di venire al mondo

non sapevo niente,

ma avevo compreso

che l´acqua e l´aria

insieme fanno il fuoco

della vita sulla Terra–come in sogno

(anche se non conoscevo

la parola sogno),

mi ricordo d´averlo compreso

quand´ero dentro a mia madre

che non mi lascia mai,

neanche in questa

che i vivi chiamano morte

(neanche questa parola

io conoscevo).

A un tratto, fui

dissolta nell´aria

e in quel momento capii

(fu straordinario)

che anch´io

ero fatto d´aria –e lo dimostrai

in modo esemplare,

come un segno di cui

non si puo’ dubitare,

e un insegnamento

persino, come quello

che puo’ dare

la parola dell´angelo.

Scoppia un palloncino

e resta nell´aria confusa,

oltre allo strazio bambino,

un brindello –

l´ultimo palloncino che c´era,

che la bambina aveva.

Toccava a me,

la piu’ piccola dei morti,

far vedere

che neanche il nostro brindello

resta veramente,

che l´aria e’ dentro al cuore

e respira

con gioia e con dolore,

aspira a una stella

che sembra la piu’ lontana,

tanto che non si puo’ vedere,

ed e’ di tutte la piu’ vicina –

e’ il fiato che noi siamo,

che ero e che sono,

non un´ombra

o un fantasma di luce,

ma un´orma nel respiro

di chi mi ricorda,

un volo che rimane

dopo il volo, dopo

che l´ala e’ volata lontano –

tutte le volte che uno

guarda nel cielo del suo cuore,

che guarda in basso

come guardasse in alto.

Giocavo.

Ero piccola

ancora come un tesoro

sepolto piu’ in fondo

e piu’ prezioso,

un granello di senape, un uovo

di donna deposto sulla terra,

una lettera d´oro

nel nome piu’ lungo

che ci sia nell´universo,

una doppia alfa

senza niente in mezzo,

ero la prescelta

di un silenzio d´amore –

un boato dite?

ma chi l´ha sentito?

una disintegrazione del corpo,

ma chi l´ha provata?

Mi ritrovai

dov´ero, ma non c´ero,

mi sentii rinchiusa

in un atomo di fiato,

ma ero aperta

come non lo ero mai stata,

mi e’ mancata l´aria

(ma solo per un momento)

perche’ ero diventata

il mio stesso respiro

e non c´era altra aria

da respirare –

ho sorriso a mia madre

che mi era vicina

e tutto era come prima,

salvo che da allora non distinguo

il suo sorriso dal

mio. La grande pena

che sempre mi resta,

bambina come sono, e’ quella

di non sapere consolare

chi e’ rimasto solo

a vivere, i vivi

che ricordano e quelli

che non ricordano –

come faccio a dire loro

che essi piangono la loro vita,

che il loro dolore vivo

e’ pena per i morti?

che la parola vita

e’ la piu’ difficile da comprendere,

da accettare? I morti…

Un palloncino che scoppia…

Come voi noi

siamo fatti d´aria,

ma sempre meno di voi,

incredibilmente.

Ero figlia

e ora sono madre –

ricordami come tua madre,

accanto a lei –

una foglia invisibile d´aria

che caduta si posa

nella mano cupa,

quella del dono e del perdono…

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