#ilcalzinosulluccello

mercoledì, marzo 26th, 2014

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#CockinaSock, selfie con calzino sul pene contro il cancro ai testicoli

 

L’organizzazione Cancer Research Uk ha raccolto oltre tre milioni di dollari grazie alla campagna #nomakeupselfie in cui donne famose come Kim Kardashian e Mariah Carey, si facevano autoscatti senza trucco. …ci riprova con questa idea che troverà sicuramente ampia risonanza e adesione qui da noi. Avere l’organo bello grosso grazie all’ausilio di un enorme pedalino  è il sogno proibito di tanti maschi italiani.
Per quanto riguarda la campagna di raccolta fondi invece, posto una nota scritta dal mio amico Carlo Loidoice che, condivido, perchè come me, ha avuto una “catturina” qualche anno fa.

«Non toccare la mia prostata» è un libro scritto da due americani, un oncologo e un paziente. Vi sostengono che più di quarantamila su cinquantamila prostatectomie totali realizzate ogni anno negli Stati Uniti sono ingiustificate: “La grande maggioranza di questi uomini avrebbe vissuto altrettanto anche senza operazione.” È un articolo del quotidiano “Le Monde” che me l’ha fatto scoprire. È illustrato da un disegno in cui un paziente è di fronte all’urologo che gli chiede: “Allora… questa ablazione della prostata?” E il paziente gli risponde, con l’aria triste: “Io… io vorrei che mi venisse restituita.”

Leggo questo in un recente libro di Taar Benjelloun, “L’ablazione”. Si tratta di letteratura, non di scienza. Ma si dà il caso che proprio nei giorni scorsi ho avuto sottomano un altro libro. S’intitola “Bellezza in bicicletta” di due studiose di lingua tedesca: Gudrun Maierhof e Katinka Schröder, che tratta del ruolo della bicicletta nella storia della donna o, se preferite, del ruolo della donna nella storia della bicicletta. Divertente, oppure tragico, è leggere i pareri dei medici in proposito quando le prime donne alla fine del XIX secolo si avventurarono sul cavallo di ferro. “Assolutamente sconsigliate erano le passeggiate in velocipede con le mestruazioni; di fronte a questa terrificante eventualità si sprecavano le controindicazioni mediche. Complicazioni durante il flusso, amenorrea, dismenorrea, ulcere, parti faticosi erano solo le minori delle disgrazie che incombevano sulle patite del pedale”. Una citazione fra tante possibili.
Allora a me viene pressante un interrogativo: se noi possiamo ridere della medicina di ieri, come possiamo esser certi che domani non si riderà della medicina dei nostri tempi? Già, ma noi viviamo nei NOSTRI tempi! E allora quando abbiamo un dolorino o un piccolo fastidio, a chi possiamo rivolgerci senza temere il peggio? Sommessamente, a me piacerebbe essere curato da un veterinario. Innanzitutto non dovrei parlargli; e poi ho sempre visto veterinari occuparsi degli animali con un amore raro nei medici. Tirèm innanz!

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