Perchè Zo’è

giovedì, luglio 13th, 2017

10 anni fa /era proprio luglio  ero alla ricerca del nome per la nuova avventura che stava nascendo e mi sono imbattuta in un documentario, che non era Il Sale della terra di Salgado ma era altrettando ispirante, quasi un serendippo.

Ho scoperto infatti l’esistenza di questo popolo, definito Il Popolo dell’Utopia Possibile perchè senza ordine gerarchico.Infatti il termine Zo’é, in lingua tupi, significa “Noi”. Ma il nome Zoè  ha tante suggestioni, ad esempio in greco antico è contapposto a biòs e significa “essenza della vita senza inizio nè fine”…forse per questo Calvino ha chiamato così una delle sue città invisibili. Insomma il nome è tutto e così è nato il nome di Zoè Teatri. 

Gli Zo’è sono un piccolo gruppo etnico, scoperto nel 1987, che vive nel folto della foresta amazzonica brasiliana, nello stato del Parà. Vivono tra il Rio delle Amazzoni e il paese del Suriname e fanno parte del gruppo linguistico tupi.Sono cacciatori semi-nomadi e raccoglitori. Si dedicano anche alla pesca, all’allevamento dei pecari e accanto ai loro villaggi coltivano manioca, banane, patate dolci e urucum.

I villaggi Zo’è sorgono spesso attorno alle piante di noci brasiliane. Le case sono grandi spazi coperti da un tetto di paglia e senza pareti dove convivono diverse famiglie.Tra uomini e donne c’è assoluta parità.

Delle loro usanze matrimoniali sappiamo molto poco, di certo gli Zo’é sono poligami e sia gli uomini sia le donne hanno più di un partner. Talvolta capita che una donna accolga giovani uomini che “educa” alla vita familiare, a volte perché diventino in seguito partner delle figlie.

Dall’età di 7 anni per le femmine e 9 anni per i maschi, gli Zo’é indossano un bastoncino di legno (poturu) inserito nel labbro inferiore. I bastoncini vengono sostituiti con bastoni più grandi man mano che i bambini crescono.

Si arriva fino a sette pollici in età adulta.

L’origine di questa usanza è sconosciuta.

Le donne indossano elaborati copricapo e si dipingono il corpo con l’urucù, una pasta di colore rosso ricavata dai semi di urucum. Hanno familiarità con le erbe abortive e regolano le proprie gravidanze, di solito per avere un bambino ogni tre anni.

I neonati con difetti alla nascita vengono sepolti prima del loro primo vagito perché potrebbero portare sfortuna e mettere in pericolo la sopravvivenza del gruppo.

I bambini vivono liberi per la foresta, l’educazione è molto poco apprensiva, e i genitori lasciano che i figli imparino attraverso l’esperienza.
Il territorio degli Zo’è è stato riconosciuto ufficialmente dal governo del Brasile.

Gli accessi sono controllati per ridurre il rischio di epidemie (morbillo e influenza ad esempio) che anni fa hanno decimato la popolazione. Grazie a questa politica preservatrice, il numero degli Zo’é è ora stabile e si attesta a circa 250 individui.

[foto di Sebastião Salgado]  

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