Archivio autore: Mavigianni

Perchè Zo’è

giovedì, luglio 13th, 2017

10 anni fa /era proprio luglio  ero alla ricerca del nome per la nuova avventura che stava nascendo e mi sono imbattuta in un documentario, che non era Il Sale della terra di Salgado ma era altrettando ispirante, quasi un serendippo.

Ho scoperto infatti l’esistenza di questo popolo, definito Il Popolo dell’Utopia Possibile perchè senza ordine gerarchico.Infatti il termine Zo’é, in lingua tupi, significa “Noi”. Ma il nome Zoè  ha tante suggestioni, ad esempio in greco antico è contapposto a biòs e significa “essenza della vita senza inizio nè fine”…forse per questo Calvino ha chiamato così una delle sue città invisibili. Insomma il nome è tutto e così è nato il nome di Zoè Teatri.  Leggi il seguito di questo post »

POSTumi da Totnes

mercoledì, aprile 26th, 2017

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Avete presente quel momento di rivelazione assoluta che capita ogni tanto nella vita? Quando tutti i puntini si collegano e delineano un quadro talmente chiaro e plateale che ti domandi come avevi fatto a non averlo visto prima.Questa esperienza mistica, quasi sciamanica l’ho provata l’ultima volta il 12 Ottobre del 2009. In in un certo senso ho scoperto l’America.
Si, perché tutte quelle cose che mi frullavano nella testa a proposito dell’ambientalismo e dell’essere verdi e del cambiamento climatico e il gruppo d’acquisto solidale, non avevano un riscontro incontrovertibile, a prova di scetticismo.
Questo riscontro l’ho trovato quel giorno, leggendo del Picco di Hubbert. Lo ammetto…non ne avevo mai sentito parlare,e dire che è una teoria che risale al 1956.
Comunque, da quel momento non sono più stata la stessa : sno entrata nell’orbita transizionista. Senza stare a farla troppo lunga, perché tanto chi sa di cosa sto parlando non ha bisogno di spiegazioni e chi non lo sa non potrebbe capirlo da queste mie righe, ho iniziato un percorso sempre più collegato al Transition network e al luogo dove tutto era nato, ovvero Totnes.
Il desiderio di visitare la prima Transition Town è sempre stato molto forte, ma non ero mai riuscita ad andarci.

“è sempre il momento giusto per fare ciò che è giusto” M.L.King

Ebbene, tutta sta manfrina per raccontavi il mio viaggio a Totnes!
Grazie a Social Theatre for Community Empowerment, un progetto Erasmus Plus (ante Brexit) che ha finanziato viaggio e formazione a noi di Zoè Teatri e ad altre realtà collegate ai Teatri Solidali ci siamo goduti 5 giorni intensi di formazione sulle buone pratiche adottate dai “tuttinaso” (questo è il significato italiano del termine) nei confronti della comunità.
Ecco la storia di quel che è accaduto :
2 aprile – domenica – arriviamo al pomeriggio e c’è il sole, il che un po’ ci spiazza, perché ci aspettavamo il classico tempo inglese, ma siamo nel devon che è una sorta di paradiso a pochi km dal mare e Totnes è una città sull’acqua. Il fiume la attraversa e sulla cima della collina si erge un castello dalle cui mura gli abitanti si sporgevano per scorgere l’arrivo dei Normanni ( e da qui il nome Tuttinaso) nella foto eccoci, spaparanzati al sole nel bar dove spacciano caffè italiano. Leggi il seguito di questo post »

L’odore del ’77

giovedì, febbraio 9th, 2017

FESTIVAL DI STORIA DEL NUOVO CINEMA PALAZZO

L’odore del ’77

Erri De Luca

Cover_De LucaDiecimila e rotti giorni fa la parola politica era fatta di materia combustibile. Poco meno di quarant’anni fa ne faceva consumo la più agitata delle generazioni dalla storia d’Italia, quella che ha conosciuto più prigione e inceppato più a lungo i poteri costituiti.

Diecimila giorni fa la televisione era pubblica e democristiana, nel mondo i partiti di sinistra si chiamavano comunisti e nelle piazze d’Italia scendeva la più forte sinistra rivoluzionaria d’Occidente.

Un fantasioso ministro degli Interni, cioè di polizia, inventava squadre speciali di agenti in borghese che sparavano contro le manifestazioni di quella sinistra rivoluzionaria. Quest’era l’aria di palazzo nell’Italia del ’77.

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Mac Guffin vs Serendipity

lunedì, novembre 21st, 2016

ImproSocial Lab & Play

Julius H. Comroe: «la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino».

L’altra sera al termine di una cena con delitto, il commensale/investigatore che aveva risolto il caso si è avvicinato per chiedermi “cosa fossi andata a fare a Budapest il giorno prima dell’omicidio”.

La mia risposta è stata “nulla. Si trattava di un MacGuffin”

Il Mac Guffin è un espediente narrativo per mettere in moto la vera storia

Un esempio per tutti, i 40.000 dollari che Marion Crane ruba in Psyco. La busta dove ripone il malloppo è nella scena iniziale del film e compare spessissimo ma alla fine Hitch non ci dice (notate l’assonanaza prego) cosa diavolo ci fosse dentro.

Ma cosa c’entra il MacGuffin con la Serendipity o serendippo che dir si voglia? Nulla! Appunto. Si tratta solo di un’espediente narrativo.

La sua ragion d’essere sta nel fatto che ho preso in mano proprio stamattina un libro di Kundera : “Il Sipario”.

Cito, quoto, fate un po’ voi, quel che mi ha colpito :

Teoria del romanzo :

Fielding è stato uno dei primi romanzieri in grado di concepire una poetica del romanzo; ciascuna delle diciotto parti di Tom Jones si apre con un capitolo dedicato a una sorta di teoria del romanzo (teoria leggera e amena; perché è così che un romanziere fa teoria : salvaguardando gelosamente il suo linguaggio, rifuggendo come la peste dal gergo degli eruditi).

Fielding ha scritto il suo romanzo nel 1749, quindi due secoli dopo Gargantua e Pantagruele, un secolo e mezzo dopo Don Chisciotte e tuttavia, benchè si richiami a Rabelais e Cervantes, egli condidera il romanzo un’arte nuova tanto da definirsi “il fondatore di una nuova provincia letteraria”.

Questa “nuova provincia” è così nuova che non ha ancora un nome! Per essere più precisi, in inglese ha due nomi novel e romance, ma Fielding si impone di non utilizzarli: appena scoperta, la nuova provincia è infatti già invasa da uno sciame di romanzi stupidi e mostruosi” (…) per non essere accomunato a loro evita accuratamente il termine romanzo e definisce la nuova arte come”scritto prosai-comi-epico”(….)

In Tom Jones, al centro della narrazione, Fielding si ferma d’improvviso per dichiarare che uno dei personaggi lo lascia stupefatto,il suo comportamento gli appare come “la più inspiegabile di tutte le assurdità che siano mai entrate nel cervello di quella strana e prodigiosa creatura che è l’uomo”.

In effetti questa è per Fielding, la prima spinta a scrivere (…)

L’invenzione (anche in inglese invention) è la parola chiave; egli si richiama alla sua origine latina inventio, che significa scoperta. Inventando il suo romanzo, scopre un aspetto sino allora ignoto della natura umana; un’invenzione romanzesca è per Fielding un atto di conoscenza, “rapida e sagace penetrzione della vera essenza di tutto ciò che costituisce l’oggetto della nostra contemplazione” (…)

l’aggettivo rapida (quick) fa capire che si tratta dell’atto di una conoscenza specifica dove l’intuizione svolge un ruolo fondamentale

intuizione > imvenzione > scoperta : ecco la quadratura del cerchio, il mio cerchio personale almeno, quello che mi porta sempre più ad approfondire la tematica dell’improvvisazione come strumento di resilienza :

Ed ecco la narrazione :

Ieri ho fatto un primo incontro di ImproSocial Lab & Play, un laboratorio per creare un gruppo che rappresenti il pubblico (a tutti gli effetti una Comunità) partendo da un tema a forte valenza sociale.

Mi sono portata le maschere, perché volevo sperimentarle anche con chi non le aveva mai usate.

Il risultato è stato sorprendente. Da un’intuizione è nata un’invenzione condivisa, che ha portato a una grande scoperta.

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Dyrante il feedback finale, le frasi di chi ha partecipato sono state queste :

ho sentito l’importanza del corpo e del movimento nello spazio”

avevo piena consapevolezza di me”

strano come la parola, anche s eimprovvisata, abbia preso forza, assunto valore”

mi ha portato a un ascolto amplificato”

anche chi non ha mai fatto teatro aveva presenza scenica”

intuizione > invenzione > scoperta

Una scoperta simile per certi versi a quella dell’acqua calda, visto che da sempre mi sento ripetere che “la maschera non nasconde ma rivela”, ma è la prima volta che questa cosa mi è apparsa evidente.

Probabilmente per qualcuno questo post sembra  un Mac Guffin…si può sempre consolare con questo : 

Tre princìpi di Serendippo

Prìncipi e princìpi

martedì, novembre 15th, 2016

i tre principi di Serendippo

Breve estratto da “I 3 Prìncipi di Serendippo” di Cristoforo Armeno

“C’era anticamente ad Oriente, nel paese di Serendippo, un grande e potente re, chiamato Giafar, il quale aveva tre figli maschi, coltissimi perché educati dai più grandi saggi del tempo, ma privi di un’esperienza altrettanto importante di vita vissuta.

Per provare, oltre alla loro saggezza, anche le loro attitudini pratiche, decise di allontanarli dal regno e, perchè diventassero ancora più perfetti, stabilì che andassero a vedere il mondo per conoscere per esperienza diretta i diversi costumi e i modi di fare di molte nazioni che già conoscevano per averli studiati sui libri o appresi dai precettori. Durante il loro viaggio i tre fecero diverse scoperte, grazie al caso e alla loro sagacia, di cose che non stavano cercando.

Da poco giunti nel Paese del potente imperatore Bahrām, i principi si imbatterono in un cammelliere, disperato perché aveva perduto il proprio animale. I tre pur non avendolo visto, dissero al poveretto di averlo incontrato un bel po’ avanti, lungo la strada. Per assicurare il cammelliere gli fornirono, come prova, tre elementi: il cammello perduto era cieco da un occhio, gli mancava un dente in bocca ed era zoppo. Il buon uomo, ripercorse a ritroso la strada ma non riuscì a ritrovare l’animale.

Il giorno seguente, ritornato sui suoi passi, incontrò di nuovo i tre giovani e li accusò di averlo ingannato. Per dimostrare di non aver mentito i tre principi aggiunsero altri tre elementi. Gli dissero che il cammello aveva una soma, carica da un lato di miele e dall’altro di burro, portava una donna, e questa era incinta.

Di fronte a questi particolari, il cammelliere diede per certo che i tre avessero incontrato il suo animale ma, vista la ricerca infruttuosa, li accusò di avergli rubato il cammello. I nobili singalesi, imprigionati nelle segrete dell’imperatore Bahrām, affermarono di aver inventato tutto per burlarsi del cammelliere ma le apparenze li inchiodavano e così vennero condannati a morte perché ladri.

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Il Tema Musicale della Vita

giovedì, novembre 3rd, 2016

geloso

Eccolo il primo “supporto fonografico” che ho avuto tra le mani, grazie al quale ho sentito per la prima volta la mia voce registrata, che mi sembrava così strana, così diversa, come sempre accade. Il proprietario di questa meraviglia era mio fratello che ne era abbastanza geloso (e io pensavo che si chiamasse così proprio per questo motivo).

Non potevo  avvicinarmi al Geloso, tantomeno toccarlo, anche perchè era un attimo che il nastro partiva e si “arravogliava”, ma potevo partecipare ai primi esperimenti di Radiodramma.

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Prima di Halloween

lunedì, ottobre 31st, 2016

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(da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri)

La Festa dei Morti in Sicilia
Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.
Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.
I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.
Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

4° Lab Teatrointransizione – il Cosa – IL CUORE

martedì, aprile 12th, 2016

teatro in transizione

“Quando ci troviamo in uno stato di apertura e di creatività e ci sentiamo connessi con gli altri e con noi stessi, prendiamo le decisioni migliori. Siamo capaci di vedere in modo più ampio e di scorgere le conseguenze nel tempo di quello che stiamo facendo.” Sophy Banks

In questo quarto incontro del laboratorio di TeatroinTransizione, abbiamo continuato ad esplorare il COSA sarà questo spettacolo sulla Transizione che è necessario intraprendere per uscire da questo attuale modello socio-economico insostenibile. Dopo essere passati dalla TESTA (n.3) , questa volta ci siamo soffermati sul CUORE.


[nei primi due incontri ci eravamo chiesti PERCHE’ (n.1) e COME (n.2) farlo questo spettacolo]

Visto che per prima cosa bisogna partire da se stessi, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo chiesti: “come stiamo?”. Eravamo tutti molto stanchi**, quindi abbiamo deciso di prenderci un po’ di tempo per la cura di noi…

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Le bufale sul referendum del 17 Aprile

martedì, aprile 5th, 2016

Tempo di referendum.tra una bufala e l’altra il sito di aspo appare come sempre credibile

Risorse Economia Ambiente

CERVIA A CLUSTER

Si dice che, se passerà il referendum, saremo costretti a chiudere i rubinetti al 60-70% della produzione nazionale di gas naturale.

Sarà vero?

Di Dario Faccini

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Cambiamento Climatico

lunedì, febbraio 1st, 2016

Green washing cambiamento climatico e Maurizio Crozza

“forse lei pensa che l’elettricità in questo pianeta si ottenga sfregando maglioncini infeltriti”

 

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