Archivio per la categoria ‘volontariato e affini

Mi scappa il Post

sabato, dicembre 19th, 2015

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Avvertenza per l’uso : questo post potrebbe avere contenuti altamante retorici e anche autoreferenziali. Colonna sonora consigliata Two Rocks And A Cup Of Water di Massive Attack da Danny The Dog [OST]

Ebbene si mi scappa il post…come potrebbe essere altrimenti dopo la 1 Festa del Dono e del Baratto ,  durante la quale ho visto una contaminazione spontanea tra quelli che ci ostiniamo a chiamare immigrati e il popolo indigeno (cioè noi). La frase più bella che mi ha ripagato dell’estenuante giornata l’ha detta ovviamente una bambina, alla fine della serata “è stata la più bella giornata della mia vita”, ma tutti, davvero tutti i residenti del Galaxy e quelli del Quartiere mi hanno detto, chiesto ripetutamente “quando la rifate?”.

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Il terremoto e la Trafila Romagnola

sabato, giugno 9th, 2012

Mi accorgo ora che son passati 20 giorni dall’ultimo post dedicato alla bomba di Brindisi e sono stati effettivamente  giorni molto intensi.

Alla chiusura normale delle attività scolastiche,corsistiche, varie ed eventuali  che prevedono saggi,pizzate,incontri e altre amenità di questo tipo, si è aggiunto il carico da briscola delle frequenti scosse sismiche.

Che qui a Bologna si sentono anche poco ma intanto si sentono e oggi stanno cominciando a smantellare la torre del Mulino Parisio.

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AgriCulture : le 5Terre e il consumo del suolo

giovedì, ottobre 27th, 2011

Intervista a Maurizio Maggiani dal Manifesto

mi piace Maggiani, soprattutto mi piace la sua proposta che coincide perfettamente con la mia idea di volontariato attivo

Troppo turismo, zero tutela”

«Cosa provo? Niente. Ho già provato tutto due anni fa, ho provato tutto tre anni fa, cinque anni fa, sei anni fa, sette anni fa, otto anni fa. D’accordo? Adesso non provo più niente. Oggi c’è qualche morto in più, già c’è qualche morto in più e allora sì, provo qualcosa di intensamente particolare per quei morti in più». Lo senti da come ne parla che Maurizio Maggiani la Liguria la porta nel cuore. Scrittore e giornalista, è nato 60 anni fa a Castelnuovo di Magra, in provincia di La Spezia, e le scene di questi giorni le ha già viste altre volte. Troppe volte, al punto che, dice, ormai non prova più niente.
Maggiani neanche un po’ di indignazione o di rabbia?
L’indignazione è gratis, guardi, lasciamola perdere. Le racconto una cosa: stamattina mi ha chiamato un giornale per chiedermi un’intervista su quanto sta accadendo. Il giornalista mi ha detto: ‘Guardi ci ha rilasciato un’intervista l’anno scorso sullo stesso tema, ne possiamo fare un’altra?’ Gli ho detto di no: se volete ripubblicate quella. Mi ha risposto: ‘Ha ragione, lo sa che va benissimo?’ Allora, ci si vuole indignare ancora?
Sta dicendo che la storia si ripete e le cause si conoscono.
Ma certo che le cause si conoscono. Qui la gente pensa di poter vivere gratis, ma non è così.
Cosa intende?
Prendiamo le Cinque Terre: sono quello che sono perché nel corso degli ultimi 500-600 anni si è costruito un miracoloso equilibrio tra lavoro e territorio. Un lavoro straordinariamente pesante. Fare un quintale di vino qui costa la stessa fatica che farne cento in Romagna. Perché è il posto meno adatto al mondo per il lavoro agricolo. Negli ultimi 30 anni è nata l’industria turistica delle Cinque Terre in forma massiva. Si è scelto scentemente di arraffare più milioni possibili costruendo un turismo mordi e fuggi che porta ogni anno milioni di presenze nel punto più delicato del territorio italiano, in un’estensione che è paragonabile alla Garbatella. Allora chiedo: quanto di quelle decine, centinaia di milioni guadagnati con il turismo, tutti soldi esentasse, perché lì c’è un’evasione che oscilla tra il 50 e il 70%, quanti di quei soldi portati via spolpando il territorio sono stati reinvestiti in tutela del territorio? Andate a vedere lungo la Magra, come faccio io, e poi mi dite.
Cosa c’è?
Glielo dico io: l’agricoltura è stata largamente abbandonata. Sono pochi quelli che rimangono lì a lavorare la terra perché si fanno un culo così. La manutenzione delle Cinque Terre è minuto per minuto. Se stai un mese fermo l’equilibrio già comincia a rompersi. Ma voglio chiederle una cosa: secondo lei c’è una qualche possibile relazione tra quanto è successo e il fatto che il vertice del parco delle Cinque Terre sia finito in galera? La mia è una domanda.
E la risposta qual è?
La darà il lettore o la magistratura. Io so che il parco delle Cinque Terre è portato in palmo di mano da tutti i politici come sistema straordinariamente efficace di mettere insieme tutela ambientale e affari.
Sì ma 30 anni fa quegli stessi paesi che sono allagati rischiavano di restare vuoti perché la gente emigrava. E l’abbandono che lei denuncia ci sarebbe stato lo stesso.
Ma certo, ma io non ho niente contro il turismo nelle Cinque Terre ma c’è turismo e turismo. Non ho niente contro gli abitanti delle Cinque Terre, ovvio che se lasci una vita da fame e vedi la possibilità di star bene vai a star bene. E non è detto che tu debba avere gli strumenti culturali per capire cosa è bene fare, giusto? Però ci sono gli organi preposti a farti capire le cose o no?
La responsabilità quindi è come al solito delle istituzioni?
Ma a cosa servono se non a questo? Le istituzioni territoriali, la politica territoriale, non dovrebbero servire a questo?
E qui tocchiamo un tasto dolente: la regione Liguria da sempre è in mano alla sinistra, ulteriore dimostrazione di come la cultura del cemento non sia un patrimonio esclusivo della destra.
Ma ci mancherebbe altro. Intervistate Ferruccio Sansa che su questo ha scritto libri straordinari. Va bene il turismo, ma c’è modo e modo. C’è un modo che ti fa guadagnare tantissimo e subito e un modo che ti fa guadagnare di meno nel tempo. Io ci metto la mano sul fuoco: in una generazione le Cinque Terre sprofondano.
Nel senso che la generazione precedente ha approfittato della situazione?
C’è una generazione che si è consumata fino all’osso un territorio che ci ha messo alcuni milioni di anni a conformarsi e alcuni secoli per diventare quello che è.
E non lascerà niente in eredità?
Un po’ di milioni e di case ai figli, ma niente dal punto di vista del territorio.
Come se ne esce?
Io ce l’ho una proposta. Se ne esce con Fanfani, se lo ricorda? Negli anni 50 lanciò una campagna di opere in tutta Italia per il ripristino del territorio mandando a progetto, come si direbbe oggi, decine di migliaia di giovani ovunque. In Romagna addirittura lavorarono ai ripristini delle bonifiche, alle trebbiature, alle costruzione di strade. Siamo un paese in cui oggi ci sono disponibili decine di migliaia di giovani uomini e donne per ripristinare il territorio? Non lo so chiedo, forse no.
Forse non ci sono neanche i soldi
Sì, forse mancano anche i soldi, forse le persone ci sarebbero, magari facendo entrare più immigrati.

Creativi Culturali : il denaro non è lo sterco del diavolo

martedì, ottobre 25th, 2011

Piccolo  spunto,  da una riflessione di Ellen Berman, presidente di Transition Italia

Questione soldi : tema che viene fuori molto spesso nelle discussioni, una “ferita” che molti “creattivisti” si portano appresso.

Vivendo in un mondo imperfetto, in cui abbiamo un piede in un ipotetico nuovo paradigma ma l’altro ancora fortemente intrappolato in quello attuale, fatichiamo a rintracciare il punto di equilibrio tra i nostri bisogni e le possibilità di altri che ci chiedono .

Chi si impegna a fare delle cose in cui crede e che sono belle e forse anche importanti, spesso si sente molto a disagio ad esprimere comunque la necessità di un compenso  di semplice indole materiale (visto che non possiamo vivere di sola aria).

Molti creativi culturali, per poter essere in grado di fare quello che fanno,dedicano una parte molto considerevole ad attività non solo non remunerative ma spesso a budget sottozero (autotassazione come modus operandi per fare quella cosa lì che interessa tanto).

E’ vero che lo fanno perrchè  questo li appassiona e li diverte (non neghiamo l’evidenza), ma  questa modalità di donazione non potrà essere infinita .

Ci sono dei contesti in cui non si deve dare per scontato che possiamo fare qualcosa sempre e comunque a titolo non oneroso : abbiamo bisogno di reciprocità. Trovare una soluzione che possa accontentare le parti non è un’impresa improba. Basterebbe prendersi la responsabilità per noi stessi : esprimere i nostri bisogni e  osare  chiedere quando serve ed è opportuno (non tutto sempre e comunque gratuito, dipende dalle possibilità reali di ciascuno).

Se facessimo così, non solo riusciremmo ad avere quel minimo di supporto per poter dedicarci anche in futuro a quello che ora facciamo con tanta passione ed  esprimere così i nostri talenti, ma potremmo anche non limitare un impegno civico solo a chi ha spalle coperte e può permettersi questo lusso.

Le condizioni delle persone attive nel sociale e ambientale possono essere molto diverse. Molti  ricavano il proprio reddito dall’attuale sistema (multinazionali, università o pensione) e con quanto ricavano possono decidere di dedicare parte del proprio tempo ad attività volontaristiche che fanno del “bene” (il Professore di turno che partecipa alla conferenza e può contare su un entrata elargita dall’università o altro, si può permettere di rinunciare al rimborso spese).

Ma c’è anche chi, attivo da  anni sul fronte sostenibilità e affini,magari con partita iva a reddito ridicolo, si ritrova nella condizione di “evasore presunto”definito “non congruo” dagli studi di settore. Nemmeno lo Stato può credere a una persona che afferma di “donare” parte del suo tempo a titolo gratuito . Comunque sia, si  tratta sicuramente di persona privilegiata in quanto almeno avrà un supporto economico a cui attingere (marito,famiglia,piccola rendita).

Quante sono invece, le  persone che vorrebbero continuare ad esprimersi in ambiti in cui credono?  Magari sanno fare anche bene, ma sono in stallo, fermati dalla scarsità delle  entrate nemmeno sufficienti a sostenere le spese di base.

Che ci piaccia o no, non tutti i nostri attuali bisogni possono essere soddisfatti con l’autoproduzione e il baratto : gli oneri fiscali o le utenze ci vengono comunque tuttora richiesti in Euro sonanti.

Chi ha aspirazioni politiche dovrebbe prendere spunto da queste riflessioni per uscire dal boomerang del buonismo del volontariato, con dall’altra parte la difesa a spada tratta dei stipendi degli operai che fanno magari lavori dannosi e inutili.

Riconoscere apertamente il Valore di queste azioni (il denaro non è lo sterco del diavolo), darebbe  una sostenibilità effettiva all’energia prodotta; allontanarsi da certa carità pelosa potrebbe aprire spazi di manovra per azionare la leva del cambio.