Archivio per il Tag ‘teatro

POSTumi da Totnes

mercoledì, aprile 26th, 2017

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Avete presente quel momento di rivelazione assoluta che capita ogni tanto nella vita? Quando tutti i puntini si collegano e delineano un quadro talmente chiaro e plateale che ti domandi come avevi fatto a non averlo visto prima.Questa esperienza mistica, quasi sciamanica l’ho provata l’ultima volta il 12 Ottobre del 2009. In in un certo senso ho scoperto l’America.
Si, perché tutte quelle cose che mi frullavano nella testa a proposito dell’ambientalismo e dell’essere verdi e del cambiamento climatico e il gruppo d’acquisto solidale, non avevano un riscontro incontrovertibile, a prova di scetticismo.
Questo riscontro l’ho trovato quel giorno, leggendo del Picco di Hubbert. Lo ammetto…non ne avevo mai sentito parlare,e dire che è una teoria che risale al 1956.
Comunque, da quel momento non sono più stata la stessa : sno entrata nell’orbita transizionista. Senza stare a farla troppo lunga, perché tanto chi sa di cosa sto parlando non ha bisogno di spiegazioni e chi non lo sa non potrebbe capirlo da queste mie righe, ho iniziato un percorso sempre più collegato al Transition network e al luogo dove tutto era nato, ovvero Totnes.
Il desiderio di visitare la prima Transition Town è sempre stato molto forte, ma non ero mai riuscita ad andarci.

“è sempre il momento giusto per fare ciò che è giusto” M.L.King

Ebbene, tutta sta manfrina per raccontavi il mio viaggio a Totnes!
Grazie a Social Theatre for Community Empowerment, un progetto Erasmus Plus (ante Brexit) che ha finanziato viaggio e formazione a noi di Zoè Teatri e ad altre realtà collegate ai Teatri Solidali ci siamo goduti 5 giorni intensi di formazione sulle buone pratiche adottate dai “tuttinaso” (questo è il significato italiano del termine) nei confronti della comunità.
Ecco la storia di quel che è accaduto :
2 aprile – domenica – arriviamo al pomeriggio e c’è il sole, il che un po’ ci spiazza, perché ci aspettavamo il classico tempo inglese, ma siamo nel devon che è una sorta di paradiso a pochi km dal mare e Totnes è una città sull’acqua. Il fiume la attraversa e sulla cima della collina si erge un castello dalle cui mura gli abitanti si sporgevano per scorgere l’arrivo dei Normanni ( e da qui il nome Tuttinaso) nella foto eccoci, spaparanzati al sole nel bar dove spacciano caffè italiano. Leggi il seguito di questo post »

Mac Guffin vs Serendipity

lunedì, novembre 21st, 2016

ImproSocial Lab & Play

Julius H. Comroe: «la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino».

L’altra sera al termine di una cena con delitto, il commensale/investigatore che aveva risolto il caso si è avvicinato per chiedermi “cosa fossi andata a fare a Budapest il giorno prima dell’omicidio”.

La mia risposta è stata “nulla. Si trattava di un MacGuffin”

Il Mac Guffin è un espediente narrativo per mettere in moto la vera storia

Un esempio per tutti, i 40.000 dollari che Marion Crane ruba in Psyco. La busta dove ripone il malloppo è nella scena iniziale del film e compare spessissimo ma alla fine Hitch non ci dice (notate l’assonanaza prego) cosa diavolo ci fosse dentro.

Ma cosa c’entra il MacGuffin con la Serendipity o serendippo che dir si voglia? Nulla! Appunto. Si tratta solo di un’espediente narrativo.

La sua ragion d’essere sta nel fatto che ho preso in mano proprio stamattina un libro di Kundera : “Il Sipario”.

Cito, quoto, fate un po’ voi, quel che mi ha colpito :

Teoria del romanzo :

Fielding è stato uno dei primi romanzieri in grado di concepire una poetica del romanzo; ciascuna delle diciotto parti di Tom Jones si apre con un capitolo dedicato a una sorta di teoria del romanzo (teoria leggera e amena; perché è così che un romanziere fa teoria : salvaguardando gelosamente il suo linguaggio, rifuggendo come la peste dal gergo degli eruditi).

Fielding ha scritto il suo romanzo nel 1749, quindi due secoli dopo Gargantua e Pantagruele, un secolo e mezzo dopo Don Chisciotte e tuttavia, benchè si richiami a Rabelais e Cervantes, egli condidera il romanzo un’arte nuova tanto da definirsi “il fondatore di una nuova provincia letteraria”.

Questa “nuova provincia” è così nuova che non ha ancora un nome! Per essere più precisi, in inglese ha due nomi novel e romance, ma Fielding si impone di non utilizzarli: appena scoperta, la nuova provincia è infatti già invasa da uno sciame di romanzi stupidi e mostruosi” (…) per non essere accomunato a loro evita accuratamente il termine romanzo e definisce la nuova arte come”scritto prosai-comi-epico”(….)

In Tom Jones, al centro della narrazione, Fielding si ferma d’improvviso per dichiarare che uno dei personaggi lo lascia stupefatto,il suo comportamento gli appare come “la più inspiegabile di tutte le assurdità che siano mai entrate nel cervello di quella strana e prodigiosa creatura che è l’uomo”.

In effetti questa è per Fielding, la prima spinta a scrivere (…)

L’invenzione (anche in inglese invention) è la parola chiave; egli si richiama alla sua origine latina inventio, che significa scoperta. Inventando il suo romanzo, scopre un aspetto sino allora ignoto della natura umana; un’invenzione romanzesca è per Fielding un atto di conoscenza, “rapida e sagace penetrzione della vera essenza di tutto ciò che costituisce l’oggetto della nostra contemplazione” (…)

l’aggettivo rapida (quick) fa capire che si tratta dell’atto di una conoscenza specifica dove l’intuizione svolge un ruolo fondamentale

intuizione > imvenzione > scoperta : ecco la quadratura del cerchio, il mio cerchio personale almeno, quello che mi porta sempre più ad approfondire la tematica dell’improvvisazione come strumento di resilienza :

Ed ecco la narrazione :

Ieri ho fatto un primo incontro di ImproSocial Lab & Play, un laboratorio per creare un gruppo che rappresenti il pubblico (a tutti gli effetti una Comunità) partendo da un tema a forte valenza sociale.

Mi sono portata le maschere, perché volevo sperimentarle anche con chi non le aveva mai usate.

Il risultato è stato sorprendente. Da un’intuizione è nata un’invenzione condivisa, che ha portato a una grande scoperta.

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Dyrante il feedback finale, le frasi di chi ha partecipato sono state queste :

ho sentito l’importanza del corpo e del movimento nello spazio”

avevo piena consapevolezza di me”

strano come la parola, anche s eimprovvisata, abbia preso forza, assunto valore”

mi ha portato a un ascolto amplificato”

anche chi non ha mai fatto teatro aveva presenza scenica”

intuizione > invenzione > scoperta

Una scoperta simile per certi versi a quella dell’acqua calda, visto che da sempre mi sento ripetere che “la maschera non nasconde ma rivela”, ma è la prima volta che questa cosa mi è apparsa evidente.

Probabilmente per qualcuno questo post sembra  un Mac Guffin…si può sempre consolare con questo : 

Tre princìpi di Serendippo

Comicità di genere

lunedì, agosto 26th, 2013

penne-femmine

A Bic for Her (“Una Bic per Lei”).

L’anno scorso la Bic si era inventata questa cosa qui delle Penne per signora. L’idea ,immediatamente sbeffeggiata dalla rete (“Grzazie alla bic  finalmente potrò scrivere le mie ricette”   “finalmente una penna per segnare il ciclo in agenda” ecc ecce ) tanto da creare addirittura una pagina su tumblir

La cosa non è sfuggita a  Bridget Christie, comica britannica che ha portato uno spettacolo sul tema al Fringe Festival di Edimburgo.

Per la prima volta da anni una donna ha vinto il primo premio, sfatando il mito che la donna non fa ridere, e per di più con una commedia femminista che oltre a far ridere fa anche pensare.

.  Qui tutte le info

Edinburgh comedy award 

L’arte di improvvisare

sabato, agosto 24th, 2013

Logo tao dei 5dita

e ora pubblicità…

siccome da qualche tempo faccio questa cosa qui che mi prende comunque tanto tempo per l’allenamento, la formazione ecc. ecc. approfitto di questo post di Annamaria testa (mio personale mito all’epoca degli studi pubblicitari) per diffondere il verbo : l’improvvisazione è un’arte  Leggi il seguito di questo post »

Teatro & RiCreAzioni Culturali

martedì, agosto 21st, 2012

Zoè Teatro & RiCreAzioni Culturali

Questa roba qui è da quando avevo 16 anni che la vivo e la penso e la medito e combatto per attuarla, tra gli alti e bassi della vita (senza trascurare il periodo rampante, doverosamente attraversato, come tutti quelli incappati negli anni 80)

La vivo e la penso e la medito e ci combatto per attuarla da quando stavo nel gruppo di musica popolare “alla maniera di Nuova Compagnia”, o da quando suonavo per strada o nei ristoranti (la Joan Baez de nojarti) o da quando ero al Dams (e il Teatro nella piazza degli scontri con Scabia),e già ero al Fossato qui a Bologna e lentamente venivo risucchiata nel mondo reale, quello dei soldi necessari a tenere famiglia.

Ci sono voluti 20 anni per capire che qualcosa non andava in quel sistema e meno male che me ne sono accorta e meno male che  mi sono riappropriata dell’idea di Teatro Sociale, anche se è dura remare a denti stretti attraverso innumerevoli giorni di fatica.

Il teatro è come una barca, è soltanto grande così, ma la rivolta è il rovesciamento del sistema, la rivoluzione è il capovolgersi della marea.

Julian Beck Ouro Preto (Brasile), 6 maggio 1971.

e ancora Leggi il seguito di questo post »